S a quattro. Nessuno sa che fine abbia

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Underworld – Don DeLillo (1997)

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E’ il 3 ottobre del 1951. Il match è
di quelli che nessun appassionato di baseball a New York vorrebbe
perdere: i Giants giocano contro i Dodgers. Al nono inning il
leggendario Bobby Thomson batte un fuoricampo decretando la vittoria
dei Giants per cinque a quattro. Nessuno sa che fine abbia fatto la
palla del fuoricampo. Nella realtà della vicenda raccontata da
DeLillo, ad afferrarla è stato un ragazzino nero di Harlem che si
era intrufolato allo stadio senza pagare il biglietto. Suo padre, a
causa delle difficoltà economiche che affliggono la sua famiglia,
venderà quel cimelio per pochi dollari. La palla passerà di mano in
mano, viaggiando per cinquant’anni attraverso il territorio americano
e la sua storia, dalla Guerra Fredda agli anni novanta. L’ultimo a
possederla è Nick Shay, un dirigente d’industria che nel 1951 aveva
la stessa età del ragazzo nero e abitava a pochi isolati da lui, nel
Bronx. Underworld,
il capolavoro della letteratura postmoderna, racconta le storie
sommerse di gente comune intrecciandole alle vicende di personaggi
che hanno fatto la storia degli Stati Uniti.

Cent’anni di Solitudine –
Gabriel Garcia Marquez (1967)

Le sette generazioni della famiglia
Buendìa, dalla fondazione di Macondo da parte di José Arcadio, il
capostipite della famiglia, agli ultimi momenti di vita dell’ultimo
dei Buendìa, nato con la coda di maiale. Il capolavoro del realismo
magico racconta le vicende intercorse nei cento anni di vita di una
stirpe, attraversando la storia di Macondo, che è lo specchio
fantasmagorico della patria dell’autore, la Colombia, intrecciandola
a miti caraibici, leggende tramandate in famiglia e superstizioni. Il
romanzo, scritto in otto mesi nel 1967, pensato sin dagli anni della
giovinezza, valse a Garcìa Marquez il Nobel per la letteratura nel
1982.

Cecità – José Saramago (1995)

In un’imprecisata località, un uomo,
che viene nominato per tutto il romanzo come “il primo cieco”, è
alla guida della sua auto quando improvvisamente perde la vista, vede
bianco. Aiutato da un ragazzo si fa portare a casa da sua moglie che
lo accompagna da un oculista per scoprire le cause della cecità
improvvisa. Ben presto tutte le persone che entreranno in contatto
con il primo cieco perderanno a loro volta vista, tranne sua moglie.

Il Governo del paese decide di mettere in quarantena “gli infetti”,
per non diffondere il contagio. I ciechi si trovano confinati in un
vero e proprio lager. I militari per qualche settimana provvedono a
rifornirli di provviste, riducendole successivamente in misura tale
che non basteranno più per tutti. Da quel momento, all’interno della
struttura, un manipolo di uomini si appropria del potere e stabilisce
nuove regole per la distribuzione del cibo. Cecità racconta la
società degli uomini, utilizzando questa parabola spietata per
raccontare l’appropriazione del potere da parte dei pochi sulla
miseria dei tanti. La cecità raccontata da Saramago è bianca, a
differenza di quella fisiologica, perché quella umana è una cecità
morale. Nel 1998, tre anni dopo la pubblicazione di Cecità, Saramago
vincerà il Nobel per la letteratura.

Due di due – Andrea de Carlo
(1989)

Due di Due, di Andrea de Carlo, è la
storia di due amici, Mario e Guido, nata nell’Italia del 1968 sui
banchi di scuola. Mario è timido e indeciso sulle scelte da compiere
nella sua vita, Guido è l’opposto, carismatico, libero, privo di
inibizioni. Nonostante la distanza caratteriale che li separa, e
quella fisica, causata da scelte di vita differenti, l’amicizia di
Mario e Guido resiste attraversando gli anni cruciali dell’Italia
post-sessantottina. Narrando le vicissitudini del loro legame
indissolubile, De Carlo ci racconta la società italiana nell’epoca
della ribellione giovanile al conformismo e al paternalismo, fino
alle disillusioni degli anni successivi. Due di due è un
meraviglioso romanzo di formazione, con il suo stile essenziale de
Carlo riesce a raccontare una storia di amicizia indimenticabile.

Opinioni di un clown – Heinrich
Böll (1963)

La
vicenda si svolge in un arco temporale di tre ore. Hans Schnier da
cinque anni viaggia per lavoro lungo tutta la Germania: è un giovane
clown che ha deciso di chiudere i rapporti con la sua famiglia
d’origine. Convive con Maria, fervente cattolica, con cui non ha mai
voluto sposarsi per non dover firmare una carta con cui impegnarsi
solennemente ad educare i figli nella fede cattolica. Maria, che lo
segue nei suoi viaggi di lavoro, una sera non si fa trovare in
albergo, al termine dello spettacolo. Ha deciso di abbandonare Hans
per instaurare una relazione con un certo Züpfner, astro nascente
del cattolicesimo sociale tedesco. Hans, depresso e infelice, inizia
a formulare un resoconto spietato e schietto della propria vita, non
trovando più la forza di andare avanti senza l’amore di Maria.

Opinioni di un clown è uno straordinario romanzo sulla borghesia
cattolica nella Germania post-nazista. Il punto di vista è quello di
Hans, che non ha accettato i compromessi imposti dalla sua famiglia
benestante, e le regole dei circoli cattolici frequentati da Maria,
pagando con la miseria il prezzo della propria coerenza.

Il nome della rosa – Umberto Eco
(1980)

La vicenda si svolge in sette giorni,
nel novembre del 1327: il novizio Adso da Melk introduce il frate
Guglielmo
da Baskerville in un monastero dell’Italia settentrionale. Il frate,
ex inquisitore, si trova a indagare su sette omicidi, uno al giorno,
che avvengono all’interno di una biblioteca labirinto all’interno del
convento. Anni dopo, il vecchio Adso scriverà un resoconto della sua
esperienza con il coltissimo Guglielmo, e della sua iniziazione
sessuale con una ragazza accusata di essere una strega. Il nome della
Rosa è il romanzo d’esordio del semiologo Umberto Eco. Non è
semplicemente un giallo medievale, ma una vicenda che ha diversi
livelli di lettura, un pastiche di generi letterari: il romanzo
giallo, storico, filosofico; nonostante le innumerevoli citazioni
colte, sia vere sia false (omaggio a Borges), ha venduto 50 milioni
di libri in tutto il mondo.

I versi satanici – Salman Rushdie
(1988)

Gibreel,
divo del cinema, e Saladin,
noto per gli spot pubblicitari, due indiani di fede musulmana,
scampano alla morte dopo un disastro aereo, precipitando senza
paracadute da seimila metri di altezza. Rappresentano rispettivamente
il Bene e il Male e si affronteranno nel corso della storia, fino
alla fine dei tempi, quando il loro conflitto, che rievoca quello
biblico tra Dio e il diavolo, verrà interrotto dall’apparizione del
profeta Mahound. Si tratta di un romanzo fantastico che narra anche
vicende di personaggi minori raccontate con un gusto dell’invenzione
alla base del quale serpeggia la grande ironia dell’autore. I Versi
Satanici sono costati all’autore, lo scrittore indiano Salman Rushdie
la fatwa di Khomeyni e la successiva condanna a morte per blasfemia.